Insegnare a sè stessi: la collezione come meccanismo cognitivo e strumento pedagogico
DOI:
https://doi.org/10.13129/2035-858X/QdI.2024.%25pAbstract
Quando ci si accosta al tema della collezione, soprattutto se questo avvicinarsi muove da un punto di vista esterno rispetto a chi le raccolte le pratica o le studia, nella quasi totalità dei casi l’atteggiamento è di bonaria o compassionevole sufficienza. Da un lato, infatti, la collezione è spesso reputata un futile passatempo, un gioco fanciullesco, o un dispendioso spreco tempo e di risorse economiche. Dall’altro, il collezionista stesso appare come un individuo solitario, chiuso nel suo universo artificiale, padrone assoluto di un organismo accrescitivo da cui prima o poi sarà sopraffatto. In taluni casi l’ampiezza, il contenuto, il valore della raccolta restituiscono l’immagine di un soggetto patologico racchiuso in una specie di delirante monomania.
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