Cosi di figghioli. Il tatuaggio tra marinai, popolani e delinquenti in Sicilia e nel Sud Italia a cavallo del XX secolo
DOI:
https://doi.org/10.13129/2240-7715/2025.1.191-208Abstract
Il tatuaggio, tra Otto e Novecento, costituisce un marchio attraverso cui segmenti marginali e devianti identificano l’appartenenza a un gruppo ed evidenziano la propria identità. Secondo Cesare Lombroso, la pratica costituiva «un nuovo e speciale carattere anatomico-legale», in grado di identificare i soggetti devianti. Tale convinzione, espressa fin dai primi anni Sessanta, costituì uno dei poli della sua contraddittoria, e a tratti confusa, teoria. Muovendo da tali premesse, il presente contributo si propone di tracciare alcune traiettorie della questione in Sicilia e nel Sud Italia, cercando di evidenziare continuità e rotture rispetto al contesto generale. Per fare ciò si farà riferimento alle analisi e alle osservazioni di medici, criminologi, antropologi e ufficiali di pubblica sicurezza.
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