La scuola che scrive. Il magistero di Lorenzo Milani tra parola pedagogica e scrittura collettiva
DOI:
https://doi.org/10.13129/2785-0919/2025.1.23-32Keywords:
Don Milani, parola, lingua, scuola, educazione, word, language, school, educationAbstract
L’esperienza di Don Lorenzo Milani ‘racconta’ di come la doverosa disobbedienza rispetto ad una ingessata struttura educativa e scolastica sia in realtà assai lontana dal dogmatismo di una contestazione fine a se stessa e dalle derive ideologizzate di troppe ‘posizioni’ prive di traiet- torie effettivamente formative. In realtà tale scuola della disobbedienza si nutre di un lavorio continuo, in una re-visione pedagogica del rapporto tra maestro e allievi, in una dimensione di ‘bottega della parola’ dove proprio alla parola si restituisce il valore salvifico ed emancipatore di una prospettiva sociale ed esistenziale. La scuola che scrive, allora, diventa il risvolto concreto di una intenzione democratica ed impegnata; un orizzonte valoriale che Lorenzo Milani eleva a nuovo sistema socio-pedagogico. La scuola del priore di Barbiana ospita ed esalta la pedagogia della lingua e della parola come prima forma di realistica proiezione di uguaglianza; come vero tentativo di connessione tra principi (e dogmi) divini e desiderio tutto umano di giustizia sociale. La speranza di Lorenzo Milani, così, prende vita tra le pieghe (e le righe) di testi potenti – primo tra tutti la celeberrima Lettera a una professoressa –, collettivo e condiviso, di una comunità di fanciulli che era famiglia, casa, speranza, ed ai quali il priore aveva “voluto più bene che a Dio”. Al centro di queste coordinate, l’indomabile uomo di fede e di scuola pone principi non negoziabili, tanto da esporsi e sopportare socraticamente tutte le conseguenze dei suoi coerenti ideali.
Una panoramica storico-letteraria più ampia (quanto doverosa), poi, consente di proiettare lo sguardo sulle altre importanti esperienze di scritture scolastiche – condivise e collettive anch’esse, da Mario Lodi a Gianni Rodari – che restituiscono una vivacità nuova grazie a figure di maestri- scrittori capaci di ridefinire un paradigma educativo e culturale nel cuore del XX secolo.
The experience of Don Lorenzo Milani 'tells' how the necessary disobedience to an enclosed educational and scholastic structure is far from the dogmatism of contestation for its own sake and from the ideological derivations of too many course training courses in Europe. This school of disobedience is nourished by continuous work, in a pedagogical re-vision of the relationship between teacher and student, in a dimension of 'workshop of the word' where precisely to the word is returned saving and emancipator value of a social and existential perspective. The school that writes, then, becomes the concrete aspect of a democratic and committed intention; a value horizon that Lorenzo Milani raises to a new socio-pedagogical system. The school of the prior of Barbiana hosts and exalts the pedagogy of language and word as a first form of realistic projection of equality; as a true attempt to connect between divine principles (and dogmas) and all-human desire for social justice. The hope of Lorenzo Milani, thus, comes to life between the folds (and lines) of powerful texts - first of all, the famous Letter to a Teacher -, collective and shared, of a community of children that was family, home, hope, and to which the prior had "Loved more than God". At the center of these coordinates, the indomitable man of faith and school sets forth principles that are not negotiable, so much to expose himself and bear all the consequences of his coherent ideals. A broader (if necessary) historical-literary overview enables us to focus on the other significant aspects of scholastic writing - shared and collective too, from Mario Lodi to Gianni Rodari - which restore a new vibrancy thanks to figures of master writers able to redefine an educational and cultural paradigm in the heart of the twentieth century
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