Vol. 6 (2016): Show must go on

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Show must go on: lo spettacolo deve andare avanti”, recita un vecchio adagio usurato. È una formula talmente in voga da sfiorare, come molte volte succede per i refrain più fortunati, il rischio del rovesciamento ridicolo.

Ci piacerebbe per una volta, secondo una distinzione che ha segnato un’epoca, concedere allo spettacolo la fatica, molte volte poco spettacolare, di dover andare avanti e all’azione performativa, ovvero al teatro più nobile e alla teatralità rituale che di quella nobiltà è responsabile, il privilegio, talora faticoso, di dispiegare un cerchio che non si chiuda se non verso il Centro.

Il vuoto in cui a volte si gira, in realtà, non è che una sospensione di tempo e spazio capace di dar luogo al punto focale, indispensabile, della nostra esistenza. La speranza, inestinguibile se ben riposta, è di rendersene conto prima che il giro sia finito.

È per questo che, a partire da questo numero, cominciamo un’indagine sulla maestria, a partire dal nostro territorio e, in particolare, dall’esempio cruciale di Mimmo Cuticchio.

Per il resto, la nostra ambizione è quella di offrire un ventaglio di ampio respiro, destinato a spaziare dalla performance metamorfica del personaggio omerico di Dolone alla fortuna della Didone metastasiana; dai luminosissimi segreti dell’archivio meldolesiano al sondaggio degli echi contemporanei del Rasa; e ancora dal misterioso criterio di scelta del cast di 8 ½ a una storia della pubblicità come scenario di un rituale moderno.

 

Published: 2020-10-24