Oscurità desiderata allo specchio: R.K. Morgan e J.R.R. Tolkien
Abstract
La trilogia fantasy grimdark Cosa Resta degli Eroi di R.K. Morgan si è posta in esplicita e netta polemica con alcuni dei pilastri immaginativi a fondamento della poetica tolkieniana, richiamandosi sia ad una tradizione “altra” che guardava sia alle strade percorse in precedenza da Eddison, Anderson, Moorcock, sia al tentativo del noir e del cyberpunk di esprimere in forme nuove un senso postmoderno del tragico, in dialogo esplicito con interrogativi posti da George Steiner e non solo. Ma è proprio tale palese contrasto a evidenziare con profondità niente affatto scontata la dialettica profonda intessuta con l’operazione tolkieniana.
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R.K. Morgan’s grimdark fantasy trilogy A land fit for heroes explicitly and clearly challenges some of the fundamental imaginative pillars of Tolkien’s poetics, drawing on an ‘alternative’ tradition that looked to the paths previously trodden by Eddison, Anderson, Moorcock, and to the attempts of noir and cyberpunk to express a postmodern sense of tragedy in new forms, in explicit dialogue with the questions raised by George Steiner and not only. But it is precisely this stark contrast that highlights, in a way that is by no means obvious, the profound dialectic woven into Tolkien’s own work.
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