Cattivi scrittori con grandi idee: Moorcock, Tolkien e le rivoluzioni possibili
Abstract
L’articolo si occupa del complesso e controverso rapporto dello scrittore britannico Michael Moorcock con J. R. R. Tolkien, che matura da un iniziale, istintivo rifiuto a un progressivo e sempre più consapevole senso di distacco, fondato su una diversa concezione del fantasy, delle sue funzioni e dell’universo mitico-metafisico che dietro di esso si raccoglie. In particolare, si postula che, nel dialogo a distanza tra i due autori, abbia svolto un ruolo significativo il romanzo breve Behold the Man (1966).
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This article examines the complex and controversial relationship between British writer Michael Moorcock and J. R. R. Tolkien, which developed from an initial, instinctive rejection to a progressive and increasingly conscious sense of detachment, based on a different conception of fantasy, its functions, and the mythical-metaphysical universe that lies behind it. In particular, it is postulated that the novelette Behold the Man (1966) played a significant role in the long-distance dialogue between the two authors.
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