Cosa insegnano le pietre: il collezionismo di minerali e gemme tra Medioevo e Rinascimento
DOI:
https://doi.org/10.13129/2035-858X/QdI.2024.%25pAbstract
Dell’arte della glittica parlano fonti antiche: Teofrasto, nel De Lapidibus, scritto alla fine del IV secolo a. C., Plinio il Vecchio, che di gemme e pietre preziose si occupa nel XXXVII libro della Naturalis Historia (77-78 d.C). Questo perché la glittica affonda le sue radici nel IV-III millennio a.C. quando gli uomini iniziarono a forare e levigare le pietre per poi collezionarle. Se in epoca antica si creavano e raccoglievano (sia nelle tombe che nei templi) gemme, cammei e pietre preziose per il loro effetto magico e taumaturgico e per il loro legame con gli Dei, con l’impulso di Alessandro Magno il cammeo, in particolare, diviene simbolo di uno status politico e sociale. Questo nuovo espediente fu utilizzato anche a Roma. Durante il Medioevo si hanno soltanto pochi esempi di lavorazione e raccolta di gemme, quindi mancano anche fonti letterarie, nonostante la presenza di volumi alchemici. Con il Rinascimento ci sarà un ritorno in grande stile della glittica. Vasari testimonia come questi piccoli oggetti preziosi fossero non soltanto ricercati e collezionati (ad esempio dai Medici) ma anche ricreati secondo dettami antichi. In questo frangente, nel ‘500, un notevole contributo didascalico è quello del tedesco Gregorio Agricola che nel De re metallica e nel De natura fossilium si sofferma in maniera scientifica sulla descrizione e lavorazione di metalli e minerali.
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