La guerra, la vita la morte
DOI :
https://doi.org/10.13129/2499-8923/2025/1/5014Résumé
Viviamo in tempi di guerra. Il nomos della Terra, che per tutta l’Età moderna era riuscito, almeno sul suolo europeo, a mettere in forma la guerra, è tramontato e nella Globale Zeit, dopo la fine del mondo bipartito in due blocchi contrapposti, l’anomia regna sovrana, generando conflitti sempre più informi, che coinvolgono in primo luogo i civili. Se la guerra è una costante delle relazioni tra gli uomini, ricondurla alla naturale aggressività umana significa rassegnarsi al suo carattere endemico. Al contrario, per Freud, la guerra non solo è la manifestazione più eclatante della pulsione di morte, ma anche il risultato dell’eccesso di una potenza di vita, che fatalmente si rovescia nella potenza incondizionata della morte. Solo smascherando questa dinamica, che alimenta i rinascenti nazionalismi, si potrà giungere a pensare il nuovo ordine mondiale nella forma di una democrazia globale e di una società civile planetaria, al di là dell’antagonismo degli Stati sovrani e dei grandi spazi continentali, nel solco di una rinnovata tradizione cosmopolitica.
We live in times of war. The nomos of the Earth, which had managed to shape war during the modern era at least on European soil, has fallen into decline. After the end of the world divided into two opposing blocs, anomia reigns in the Global Zeit, generating increasingly formless conflicts that primarily involve civilians. War is a constant feature of human relations, but linking it to natural human aggression means resigning ourselves to its endemic character. On the contrary, according to Freud, war is both the most striking expression of the death drive and the outcome of an excess of life power, which fatally turns into the unconditional power of death. By unmasking this dynamic, which favors the reawakening of nationalism, we can conceive of a new world order in the form of global democracy and planetary civil society, beyond the antagonism of sovereign states and great continental spaces, in the wake of a renewed cosmopolitan tradition.
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