«Un racconto di vino e intolleranza». Conflitto, religione e migrazione tra gli studenti indiani di medicina in Armenia
DOI:
https://doi.org/10.13129/2499-8923/2025/2/5180Abstract
A Zeytun, periferia-dormitorio dove vivono gli studenti indiani che si spostano per studiare medicina a Yerevan, capitale dell’Armenia, l’esperienza religiosa oscilla tra due polarità in conflitto: engagement» e detachment. In una comunità internamente differenziata per provenienza, etnia e soprattutto credo, la pratica religiosa viene da alcuni considerata, in migrazione, un ostacolo alla convivenza, all’appaesamento nel nuovo contesto e al compimento del progetto migratorio, e perciò dismessa o confinata alla sfera privata. Al contrario, per altri essa diviene pietra angolare dell’identità collettiva, importante strumento di ancoramento e di distinzione. L’attrito tra i due antitetici modi di incorporare la religione, di riconoscerne la forza nel plasmare le traiettorie migratorie, ha condotto a tensioni crescenti collettivamente codificate in «un racconto di vino e intolleranza».
In Zeytun, the peripheral dormitory inhabited by Indian medical students migrating to Yerevan, Armenia, religious experience oscillates between two conflicting polarities: engagement and detachment. Religion is thus seen, by some and within an Indian community internally differentiated by background, ethnicity and especially religious belief, as an obstacle to cohabitation, inclusion in the new context and fulfillment of the migratory project, and therefore divested or confined to the private sphere. Conversely, for others, it becomes during migration the cornerstone of public and collective identity, an important form of anchorage and social distinction. The conflict between these two antithetical ways of incorporating and conceiving religion, of legitimising its power in shaping migratory trajectories, has led to rising tensions, gathered and codified in «a tale of wine and intolerance».
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