“Sii credibile, i picciotti ti guardano”. Memorie di un supplente fra “educazione civica integrata” e sete di giustizia sociale per i suoi ragazzi
DOI:
https://doi.org/10.13129/2240-7715/2025.1.46-63Abstract
Questa pubblicazione si fonda su parte di uno studio basato su tre anni di attività didattica svolta a Palermo in alcune classi di altrettanti istituti scolastici di scuola secondaria di II grado, assimilabile per alcuni versi a un’autoetnografia evocativa. Nello specifico, verrà presa in considerazione perlopiù parte della prima esperienza, risalente all’anno scolastico 2020/2021, periodo di pandemia. Dopo vari confronti, attraverso: dialogo, un approccio “maieutico” e una formula (da me in parte già messa a punto nella mia attività pubblicistica) che ho definito educazione civica integrata - in quanto connessa a un’educazione alla legalità e a una divulgazione non mitizzata sull’azione di vittime di mafia non molto conosciute (operanti in settori differenti e osteggiate con vari metodi) - si è puntato a disegnare un quadro in cui gli studenti hanno avuto la possibilità di sviluppare la propria idea sulle conseguenze e sulle violenze degli operati della mafia, connettendole altresì a fenomeni quali la diffamazione e il bullismo, oltre che a situazioni a loro vicine, in cui la “malavita” ha potenzialmente potuto agire, anche non direttamente, sfruttando le diseguaglianze in ambito culturale ed economico dei territori in cui si radica, in particolare nelle zone più a rischio esclusione sociale. L’osservazione, unita a una riflessione su quanto percepito dai ragazzi, ha inoltre permesso di intuire quanto parte della retorica di un certo tipo di educazione alla legalità (a volte associata solo a “eventi vetrina”) possa risultare distante da giovani "figghi ‘i nuddu” e poco utile per altri, alfine di permettere di comprendere il pericolo del fenomeno mafioso e i modi tramite cui ci si può opporre in quanto singoli facenti parte di una comunità, oltre che di una società.Riferimenti bibliografici
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