Gli sciamani non ci salveranno: immagini e riflessioni dal saggio di Stefano De Matteis.

Authors

  • Roberta Pandolfino

DOI:

https://doi.org/10.13129/2240-7715/2025.2.201-207

Abstract

Brusii indistinti, calore soffocante, un rivolo di luce attraversa una piccola fessura e spacca l’oscurità che avvolge la Piramide del 38˚ Parallelo. Siamo a Motta D’Affermo, in provincia di Messina, all’interno della Fiumara d’Arte, il più grande museo all’aperto di tutta Europa. È il solstizio d’estate e la Piramide composta da trenta metri d’acciaio, è l’epicentro del Rito della Luce: un pomeriggio di attività, più o meno rituali, in cui i convenuti, centinaia e rigorosamente vestiti di bianco, cercano di riconnettersi con la natura, la sua ciclicità e la sua straordinaria bellezza. Come? Innanzitutto, la location. Un meraviglioso punto panoramico a picco sul mare ma tra i monti. Un ambiente unico, suggestivo, romantico se vogliamo, uno di quegli scorci che solo la Sicilia sa regalare su una terra brulla, intonsa, aspra, impreziosita dall’opera di Mauro Staccioli. La Piramide è un tutt’uno con il paesaggio e sta lì a regalare particolari giochi di luce ad ogni tramonto per 364 giorni l’anno; solo il 21 giugno apre la sua porta ai visitatori, solo al solstizio d’estate acquisisce una nuova dimensione e il suo interno diventa aula di meditazione, canti e proclamazioni al limite dello scenico. Fuori c’è chi canta, suona, dipinge o fa yoga. Il motto è uno e uno soltanto: ritrovare sé stessi nel contatto con la natura, possibilmente in rigoroso silenzio. Gli unici a poter parlare liberamente, senza il pericolo di essere redarguiti, sono gli organizzatori, uomini e donne che si differenziano dagli altri per il loro abbigliamento, lunghe tuniche grigio chiaro, e l’abitudine di salire sul pulpito bandendo pensieri, poesie ed inneggiando ad amore, pace e natura. Ci si saluta guardando il tramonto, mentre il sole sprofonda tra le dolci onde del mare, i tamburi vengono suonati a tempo, accompagnati da un canto lamentoso, quasi liturgico, in cui l’unica parola ad essere pronunciata è: “incanto”.

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Published

2025-12-04

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Recensioni