Husky '43: storia e analisi dello sbarco alleato in Sicilia
DOI:
https://doi.org/10.6092/2240-7715/2020.1.167-186Resumen
Analizzando i dati forniti dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano potrebbe sembrare che l’operazione Husky, ossia l’invasione angloamericana della Sicilia nel 1943, sia stata una vittoria schiacciante per le forze Alleate.
In realtà, come in tante altre situazioni, basare l’analisi di questa operazione militare esclusivamente sulle statistiche sopra esposte, potrebbe portare ad una valutazione approssimativa o quantomeno fuorviante.
L’operazione Husky, condotta dagli angloamericani tra il luglio e l’agosto del 1943, ebbe come obbiettivo l’attacco e la conquista dell’isola più importante dello scacchiere del Mediterraneo, la Sicilia. E si trattò di una delle operazioni anfibie più grandi della storia, seconda solamente allo sbarco in Normandia del giugno successivo.
I trentotto giorni di combattimenti che trascorsero a partire dal momento dello sbarco e fino alla presa di Messina, furono combattuti nella calda estate mediterranea: si combatté nelle antiche terre arse di Sicilia, sulle spiagge assolate delle coste meridionali dell’isola e nei paesini situati su balze difficili da raggiungere.
Solitamente questa grande operazione militare viene descritta attraverso un telos narrativo che vede gli Alleati quali facili conquistatori della Sicilia, a fronte di forze dell’Asse allo «sbando» e quindi facilmente battibili.
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