Opposizione e conciliazione: l’incidenza dell’enciclica “Dignitatis Humanae” nell’abbattimento dei regimi autoritari
DOI:
https://doi.org/10.6092/2240-7715/2016.1.89-108Palabras clave:
Concilio Vaticano II, Est Europa, Guerra Fredda, OstpolitikResumen
Il 7 dicembre 1965, vigilia della conclusione del Concilio Vaticano II, la commissione centrale del Segretariato per l’unità dei cristiani con 70 non placet, 2.308 placet e 8 voti nulli, promulgò il Textus denuo recognitus dal titolo: Declaratio de liberate religiosa. De iure personae et communitatum ad libertatem socialem et civilem in re religiosa.
In risposta ad una sempre più drammatica situazione in cui la Chiesa cattolica versava nei paesi comunisti e nel tentativo di aprire una breccia di speranza nel muro di oppressione nel quale i regimi autoritari costringevano le chiese locali e i loro rappresentanti, la Dichiarazione Conciliare Dignitatis Humanae divenne il pilastro morale e teologico per la riaffermazione cattolica del valore dei diritti umani.
Obiettivo di questa ricerca sarà, a cinquant’anni dalla sua pubblicazione, analizzare gli effetti dell’enciclica Dignitatis Humanae sulle politiche degli stati autoritari verso la comunità cattolica; nel fare ciò, passaggio cruciale sarà analizzare come questa enciclica, superando la valenza religiosa, abbia assunto importanza anche per il mondo laico, e come la stessa sia stata di supporto all’azione dei gruppi dissidenti nei paesi del blocco sovietico.
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