L’antiquario e il suo universo popolare. Il Système des objets di Giovanni Panarello e la sua patrimonializzazione
DOI :
https://doi.org/10.13129/2240-7715/2024.1.189-209Résumé
Nel 1990, a quel tempo Direttore della Sezione per i Beni Etno-antropologici della Soprintendenza di Messina, ricevetti dall’antiquario taorminese Giovanni Panarello - per mezzo del comune amico Franz Riccobono - la richiesta di apposizione di vincolo sulla raccolta di oggetti esistente nella sua abitazione (una villa ubicata nella rotabile per Castelmola), individuando nella fattispecie i manufatti che fossero risultati rivestire un interesse etno-antropologico. Il proprietario della raccolta, divenuto negli anni ’40 fine mercante di cose antiche, figura singolare di mecenate e anfitrione (nella sua casa avevano transitato Henry Faulkner, Truman Capote, William Somerset Maugham, Jean Cocteau, Jean Marais, Andrè Gide, Bertrand Russell, Greta Garbo) ha costituito per molti studiosi, fino alla sua morte avvenuta nel 2006, uno dei principali punti di riferimento per la conoscenza della vita e della cultura taorminesi negli ultimi tre quarti del xx secolo. Panarello, uomo di innato gusto estetico, aveva avuto la ventura di venire a contatto con gli oggetti di arte popolare quando questi erano ancora in qualche modo organicamente inseriti nell’universo culturale che li aveva storicamente prodotti. La sua lungimiranza era dunque consistita nell’intravedere assai anzitempo il valore figurativo e documentario che tale patrimonio avrebbe in seguito assunto
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