Dalla piazza al palcoscenico: il teatro dialettale in Calabria
DOI:
https://doi.org/10.6092/2240-7715/2016.2.147-156Parole chiave:
Farsa di carnevale, Teatro in Calabria, Teatro dialettale, Emigrazione, CocolicheAbstract
Per molto tempo, prima di approdare (negli ultimi anni) al palcoscenico, il teatro in Calabria ha mantenuto una natura dialettale, popolare, (c-)orale e ritualistica. In pratica, la frammentazione territoriale ha creato uno stato di isolamento, per cui la produzione culturale (quasi sempre orale) era ad uso e consumo della collettività-paese in cui veniva prodotta. Di fatto, sino al Novecento, il teatro in Calabria è stato Farsa di Carnevale, attuata nelle piazze di paese da compaesani, attori per l’occasione. La farsa più nota è Carnevale (1847) di Vincenzo Gallo. Nel Novecento, Ciardullo svincola dalle occasioni rituali la drammaturgia dialettale, ma il suo tentativo di si interrompe nel 1941. Solo di recente la produzione artistica in dialetto calabro ha raggiunto il palcoscenico in modo sistematico, arrivando anche nei Paesi in cui gli emigrati hanno trovato nuove forme espressive e una scena che fino a poco tempo fa in Calabria le è stata negata.Dowloads
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