«Quel che avverrà, nol so». Vittorio Alfieri e la Parigi dei fratelli Chénier
DOI:
https://doi.org/10.13129/2723-9578/APLF.3.2021.157-190Abstract
Il presente contributo fa parte di un’indagine più ampia, attualmente in corso, relativa alla rete di rapporti intessuta da Alfieri nei primi anni del soggiorno parigino, avviato nel 1787 per ragioni editoriali, culminante negli avvenimenti del 1789: periodo che, a livello esistenziale e intellettuale, riassume l’itinerario di un’intera generazione e pone le basi del drammatico epilogo rappresentato dalla fuga da Parigi, nell’ottobre 1792. L’attenzione è rivolta, in particolare, al rapporto, ancora molto da indagare, fra Alfieri e i due fratelli André e Marie-Joseph Chénier, al centro del ‘dibattito ideologico’ che anima salotti e teatri parigini nel contesto di una prospettiva rivoluzionaria tesa, quella fase, a perseguire l’obbiettivo di una monarchia costituzionale aperta alle riforme, estranea alla tentazione dell’assolutismo, in grado di arginare complotti aristocratici e anarchia. Anche Parigi sbastigliato, in seguito rinnegato da Alfieri nel Misogallo, risponde all’istanza ideologica – tradìta dai successivi sviluppi della Rivoluzione – di una monarchia costituzionale da intendere quale frutto dell’azione rivoluzionaria.
This contribution is part of a broader investigation, currently in progress, relating to the relationships woven by Alfieri in the first years of his stay in Paris, which began in 1787 for editorial reasons and culminated in the events of 1789: a period that summarizes the existential and intellectual itinerary of a whole generation and lays the foundations for the dramatic epilogue represented by the escape from Paris, in October 1792. The focus is placed on the relationship between Alfieri and the brothers André and Marie-Joseph Chénier, then at the centre of the ‘ideological debate’ that animates Paris salons and theatre world, in the context of a revolutionary perspective aimed at pursuing the aim of a constitutional monarchy willing to push reforms, capable of stemming the aristocratic plots and the anarchy, and free from absolutist temptations. Even Parigi sbastigliato, later refused by Alfieri in the Misogallo, responds to the ideological demand – betrayed by the subsequent developments of the Revolution – of a constitutional monarchy to be understood as the consequence of revolutionary action.
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