La colonia di vacanza come luogo di formazione e sperimentazione per le maestre e i maestri del secondo Novecento

Autori

  • Luca Andrea Alessandro Comerio <div class="page" title="Page 1"> <div class="section"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Università degli Studi Milano Bicocca</p> </div> </div> </div> </div>

DOI:

https://doi.org/10.13129/2785-0919/2025.1.133-141

Parole chiave:

Colonie di vacanza, educazione extrascolastica, formazione degli insegnanti, storia orale, Ceméa, Holiday colonies, extracurricular education, teacher training, oral history

Abstract

Le colonie di vacanza, sin dalla loro origine, si sono spesso avvalse del lavoro di giovani insegnanti i quali, a fronte di un riconoscimento economico modesto, accompagnavano gruppi di bambini dei centri urbani in località considerate congeniali a una rigenerazione fisica e morale, per soggiorni di alcune settimane. Per tutto il Novecento scuola e colonie appaiono come mondi contigui: se il diploma magistrale è in molti casi un requisito necessario all’assunzione come monitrici, dall’altro lato la colonia si pone di fatto come luogo di formazione sul campo di maestre e maestri spesso neodiplomati, che hanno l’occasione di approcciarsi al bambino nella sua globalità, in un prezioso tirocinio che insegna “l’abbiccì della prassi educativa”. Negli anni Settanta del Novecento la colonia vive una profonda trasformazione in senso democratico e, nel quadro di un dibattito pedagogico che rivaluta l’educazione extrascolastica, essa diviene un contesto assai favorevole alla sperimentazione di idee educative ancora poco praticate nella scuola dell’epoca. In colonia i maestri di quegli anni fanno esperienza di un nuovo modo di fare educazione, che rivoluziona di conseguenza anche la loro concezione dell’insegnamento-apprendimento, con feconde ricadute nella pratica scolastica. In questo contributo si presenteranno alcune riflessioni corredate da brevi stralci delle prime testimonianze raccolte, che evidenziano come l’esperienza in colonia, pur propria del dominio extrascolastico, si sia poi rivelata un bagaglio professionale importante per gli insegnanti che l’hanno vissuta.

Since their origin, holiday camps have often made use of the work of young teachers who, for a modest financial reward, accompanied groups of children from urban centres to places considered congenial to physical and moral regeneration, for stays of a few weeks. Throughout the twentieth century schools and holiday camps appeared to be worlds apart: if the teacher’s diploma was in many cases a necessary requirement for employment as a teacher, on the other hand the holiday camp was in fact a place of training in the field for teachers, often new graduates, who had the opportunity to approach the child as a whole, in a valuable apprenticeship that taught them “the ins and outs of educational practice”. In the 1970s the colony underwent a profound transformation in a democratic sense and, in the context of a pedagogical debate that re-evaluated extracurricular education, it became a very favourable context for experimenting with educational ideas that were still little practised in the schools of the time. In the colony the teachers of those years experienced a new way of doing education, which consequently revolutionized their conception of teaching-learning, with fruitful repercussions on school practice. This contribution will present some reflections accompanied by brief excerpts from the first testimonies collected, which show how the experience in the colony, although typical of the extracurricular domain, turned out to be an important professional background for the teachers who lived it.

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Pubblicato

2025-04-14

Fascicolo

Sezione

Sezione Junior