Cleopatra e la fine della Repubblica. Questioni e ricostruzioni storiche nel film di Mankiewicz
DOI :
https://doi.org/10.13129/2723-9578/APLF.2.2020.89-107Résumé
La regina Cleopatra VII d’Egitto ha vissuto la sua fortuna cinematografica nel cinquantennio tra il film di Gaskill del 1912 e quello di cui trattiamo in questo scritto. Il film Cleopatra di J.L. Mankiewicz, proiettato per la prima volta nel giugno del 1963, vantava i migliori attori del momento; era stato prodotto con dispendio enorme dal colosso cinematografico 20th Century Fox, e girato con la innovativa tecnica del Cinemascope. Esso si presenta diviso in due parti: nella prima si tratta del rapporto tra Cleopatra VII e Giulio Cesare, nella seconda del rapporto tra la regina e Marco Antonio, nella cornice delle vicende della Roma tardorepubblicana, che si affacciava più stabilmente sulla scena egizia anche in conseguenza del suo progetto di conquista del regno partico. La Cleopatra di Mankiewicz, dalla cui prospettiva sono osservati gli eventi, spesso filtrati da procedimenti di attualizzazione e da spostamenti cronologici, si caratterizza per la sua aspirazione a una fusione tra Roma e l’Egitto come superamento della repubblica romana – non compresa appieno dalla regina nei suoi fondamenti istituzionali – e della divisione tra le due civiltà; questa sua ambizione, che nella prima parte del film è riposta in Cesare, nella seconda verrà proiettata su Marco Antonio, accompagnandosi nel caso del triumviro a una inferiore ammirazione rispetto a quella provata per Cesare, ma altresì ad una più intensa passione d’amore, che nulla tuttavia toglieva alla ragione politica ed alle puntuali attese di segnali concreti in favore suo e del figlio Cesarione, la cui paternità era ricondotta a Cesare, con tutto quanto ne derivava in termini di prospettive di potere.
The Egyptian queen Cleopatra VII lived her cinematic fortune in the half century between Gaskill’s film (1912) and the one we deal with in this paper. J.L. Mankiewicz’s film Cleopatra, first screened in June 1963, boasted the best actors of the day; it had been produced with enormous expense by film giant 20th Century Fox, and shot with the innovative cinemascope technique. The film is divided into two parts: the first one deals with the relationship between Cleopatra VII and Julius Caesar, the second one concerns the relationship between the queen and Mark Antony, in the context of the events of late Republican Rome, which established closer relations with Egypt also as a result of its wishful plan to conquer the Parthian kingdom. Mankiewicz’s Cleopatra, from whose perspective events are observed, often filtered by actualization processes and chronological shifts, is characterized by her aspiration to merge Rome and Egypt as an overcoming of the Roman republic – not fully understood by the queen in its institutional foundations – and of the gap between the two civilizations. This ambition of hers, at first leaning on Caesar, is projected on Mark Antony in the second part: the queen feels for the triumvir less admiration than she did for Caesar, but also a more intense passion, that, however, did not detract anything from political reasons and the punctual expectations in favor of her and her son Caesarion. Caesarion’s fatherhood was traced back to Caesar, with all that resulted in terms of prospects of power.
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