La rivolta dei Vespri siciliani nelle interpretazioni storiografiche tra XVI e XIX secolo
DOI:
https://doi.org/10.13129/2499-8923/2024/2/4669Abstract
L’articolo ripercorre le interpretazioni della rivolta dei Vespri elaborate dalla storiografia siciliana dall’età moderna al Risorgimento. Narrata ed esaltata già dalle cronache del tempo, la rivolta dei Vespri (30 marzo 1282) acquistò subito una forte valenza simbolica ed esemplare: tra Cinque e Seicento per Tommaso Fazello, Franesco Maurolico e Filadelfo Mugnos fu un forte exemplum morale e il segnale della crisi della Sicilia spagnola; successivamente gli storiografi ecclesiastici Vito Maria Amico, Federico Testa e Rosario Gregorio la interpretarono come la legittimazione dei diritti del Regno di Sicilia e della Chiesa nell’isola; infine, nell’Ottocento fu letta in funzione antinapoleonica dalla propaganda militare locale e britannica, finché Michele Amari ne sancì la fortuna storiografica risorgimentale innalzandola a modello di lotta per l’indipendenza nazionale contro la tirannide borbonica.
The article retraces the interpretations of the Sicilian Vespers uprising developed by Sicilian historiography from the early modern period to the Risorgimento. Narrated and celebrated by contemporary chronicles, the Sicilian Vespers uprising (30 March 1282) quickly assumed a strong symbolic and exemplary significance. Between the 16th and 17th centuries, for Tommaso Fazello, Francesco Maurolico, and Filadelfo Mugnos, it served as a powerful moral exemplum and a signal of the crisis of Spanish Sicily. Subsequently, ecclesiastical historians such as Vito Maria Amico, Federico Testa, and Rosario Gregorio interpreted it as a legitimisation of the rights of the Kingdom of Sicily and the Church on the island. Finally, in the 19th century, the rebellion was interpreted in an anti-Napoleonic framework by local and British military propaganda, until Michele Amari, during the Risorgimento, elevated it to a model of the struggle for national independence against Bourbon tyranny.
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